Contro il vuoto politico

La Camera resterà chiusa da lunedì 6 dicembre sino alle ore 16 di lunedì 13 dicembre, quando riaprirà per discutere sul voto di sfiducia al governo. È quanto ha deciso la conferenza dei capigruppo di Montecitorio su richiesta del Pdl, approvata anche da Fli. Contrarie le opposizioni che lamentano uno slittamento del calendario, compresa la mozione di sfiducia al ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi.
1 DIC 10
Ultimo aggiornamento: 00:09 | 18 AGO 20
Immagine di Contro il vuoto politico
La Camera resterà chiusa da lunedì 6 dicembre sino alle ore 16 di lunedì 13 dicembre, quando riaprirà per discutere sul voto di sfiducia al governo. È quanto ha deciso la conferenza dei capigruppo di Montecitorio su richiesta del Pdl, approvata anche da Fli. Contrarie le opposizioni che lamentano uno slittamento del calendario, compresa la mozione di sfiducia al ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi.
E’ difficile sottrarsi a una sensazione di sconforto di fronte ad avvenimenti che, pur differenti tra loro, sembrano abbracciarsi in un assedio cupo e disordinato attorno a una politica impacciata, indecisa nei comportamenti anche quando alza la voce. Assistiamo perplessi al blocco delle città a opera di manifestanti che vogliono impedire una riforma necessaria; alla propalazione su scala planetaria di documenti riservati che, almeno nel nostro paese, sollecitano solo curiosità pruriginose raddoppiando il gioco maligno delle interviste alle escort di villa e di Palazzo; a un gioco parlamentare confuso e intriso di insidie miopi e di personalismi. E’ un sistema capace solo di produrre una politica vuota, oppure è un vuoto politico che sta miseramente crollando?

La risposta non è automatica.
Va pur detto che elementi di una politica costruttiva ci sono. A partire proprio dalla riforma dell’Università, un risultato politico rilevante, soprattutto se si considera il quadro devastato dei rapporti parlamentari con cui si deve confrontare. Nelle ondate della crisi finanziaria, l’Italia, con una politica oculata anche se impopolare, sta tenendo botta meglio di altri paesi. Le chiacchiere sull’amico Putin prevalgono sull’intesa di Lisbona tra America e Russia, ma quest’ultimo è un fatto politico di dimensioni forse addirittura storiche.

Questo però non basta,
perché nell’altro e altrettanto rilevante aspetto, quello della costruzione del consenso e della gestione delle relazioni politiche, sono stati compiuti errori gravi e probabilmente irrimediabili. Quello che doveva essere il centro di aggregazione dei moderati si è indebolito per l’insofferenza al confronto politico interno, mentre quello che aveva l’ambizione di presentarsi come il baricentro del riformismo si è incartato in una lotta senza soste per la leadership. In questo clima la vacuità sembra prevalere sulla durezza dei contenuti politici reali, il gossip sul ragionamento, l’invettiva sul confronto e qualcuno può pensare persino che le sorti del paese si decidano su qualche tetto e non in Parlamento. Per questo è tanto più necessario riprendere la decisione della politica, e spazzare l’immagine di assedio, per quanto fumoso, da tutt’intorno.